Del fenomeno chiamato “Cohousing” – ossia del coabitare in modo collaborativo – si è parlato nel corso di una conferenza tenutasi a Borgo Maggiore, curata e moderata da Alfonsina Guidi, che ha visto la presenza del Segretario di Stato al Territorio Matteo Ciacci, dell’architetto Stefano Bassan (Cohousing Veneto), di Sylvia Colombini ed Elia Cecchetti (Piudiunacasa) e del Dott. Carlo Renzini (presidente dell’Associazione Sammarinese di Gerontologia e Geriatria). Come richiamato nel titolo stesso del convegno, il Cohousing è sicuramente “un nuovo modello abitativo” in un’era di diffusa ‘emergenza casa’, di precariato lavorativo e quindi di difficoltà per i giovani di avere, a prezzi ragionevoli, un alloggio. Per gli anziani, invece, i problemi sono legati a quelle condizioni sollevate dal Dott. Renzini, ossia legate alla frammentazione del nucleo familiare, che spesso porta ad avere persone in terza età a vivere in condizioni di solitudine se non addirittura di isolamento: due concetti diversi, come sottolineato nell’incontro, ma comunque dipendenti dalla condizione emotiva o dal contesto oggettivo nei quali la persona si trova a vivere. Da un lato la solitudine, che si può provare anche insieme ad altre persone; dall’altro l’isolamento, che è invece una condizione oggettiva. “Si può vivere anche con pochi contatti senza soffrire – rimarca Renzini – o senza perdere quegli obiettivi che danno il senso alla propria vita”: il Cohousing intergenerazionale potrebbe essere una buona idea. “Ma lo strumento del Cohousing non è adatto a tutti”, precisa Renzini che rimanda, ad esempio, a problematiche legate agli stati psicofisici di una persona. Colombini e Cecchetti, del gruppo Piudiunacasa, rimarcano esattamente il concetto basilare di dover partire anzitutto dalle persone, prima ancora che dal porre a terra il primo mattone. Quello del Cohousing è un fenomeno esistente già da alcuni decenni nel nord Europa e più recentemente è arrivato anche in Italia. “Il Cohousing incarna valori importanti – evidenzia Colombini – come il bisogno di vicinanza e di sostegno”. Secondo Cecchetti è necessario che alla base ci siano le condizioni comportamentali sufficienti per poter accedere a questa forma di coabitazione, onde evitare situazioni di criticità. “Ci si deve basare sulla qualità delle relazioni e sui rapporti di fiducia”, prosegue Cecchetti precisando che tali elementi dovrebbero essere valutati nel momento della partecipazione ai bandi. L’architetto Bassan cita Renzo Piano coi i suoi concetti di rammendo e rigenerazione urbana, concepiti per prendersi cura delle città e per riqualificare le aree urbane senza consumare ulteriore suolo. Di fatto il Cohousing è una maniera di “abitare e costruire comunità” in spazi già esistenti. L’idea dell’abitare e della costruzione di comunità non dovrebbe essere scisso, per arrivare a un’urbanistica che sappia coniugarsi con i bisogni sociali delle persone. Anche il Segretario Ciacci puntualizza sul carattere anzitutto sociale del Cohousing, prima ancora che sull’aspetto meramente edilizio; allo stesso tempo ricorda però come stia diventando sempre più difficile trovare alloggi in un territorio piccolo come quello di San Marino, anche in virtù dell’aumento dei prezzi e della concessione delle residenze. “Il welfare migliore può venire dal vicinato e dalla socialità”, ammette Ciacci ricordando, come fatto anche rispondendo alle nostre domande, che la politica ha recentemente dato uno strumento normativo importante che include il concetto di Cohousing: si tratta della Legge n°87 del 3 luglio 2026 che riguarda le disposizioni sulla Pianificazione Strategica Territoriale con norme per lo sviluppo e la valorizzazione del territorio. Restiamo tuttavia con un dubbio: quali sono le reali e concrete prospettive, a breve-medio-lungo termine, al di là della legge? È un dubbio che viene dalla constatazione delle caratteristiche ridotte del territorio sammarinese (appena 61 km quadrati): si dovrebbe sfruttare ed eventualmente riqualificare quanto più possibile ciò che già è stato edificato. Ma cosa dice precisamente quella legge? Siamo andati a leggere il testo: nello specifico l’articolo è il n°42 che riporta le caratteristiche che devono avere i progetti finalizzati all’insediamento della funzione di Cohousing. Le strutture devono prevedere, oltre a una parte destinata a spazi abitativi privati, spazi di uso collettivo di seguito indicati: sala polifunzionale attrezzabile con cucina e servizi igienici; spazi per attività ludiche, culturali, ricreative e sportive; spazi per attività di servizio (lavanderia, stenditoio, stireria, dispense, locali impiantistici comuni); spazi di connessione tra unità immobiliari e spazi comuni. Tali progetti, nella parte destinata agli spazi di uso collettivo, possono inoltre prevedere: spazi per l’ospitalità temporanea; spazi per deposito biciclette e ciclo-officina; spazi a verde attrezzato di uso comune. L’insieme degli spazi interni di uso collettivo deve avere una superficie utile netta non inferiore al 30 per cento di quella complessivamente realizzata. Il testo prosegue evidenziando che gli interventi edilizi per la realizzazione del Cohousing devono rispettare i requisiti e le prescrizioni previsti dalla normativa vigente in materia di effcientamento energetico e sostenibilità ambientale. Interessante è poi la parte che precisa come l’insediamento della funzione di Cohousing comporti il vincolo di mantenimento della stessa senza possibilità di passaggi di funzione per venti anni. All’articolo n°42 si aggiunge poi il 142 bis (che fa seguito all’articolo 142 della legge n°140 del 2017) che prescrive: unità immobiliari accessibili; spazi esterni di pertinenza accessibili; spazi comuni dell’edificio accessibili, ivi compresi tutti i percorsi interni e gli accessi alle singole unità ambientali; servizi igienici accessibili. A seguire, la legge del 2026 parla anche di Studentato (articolo n°43) spiegando quali caratteristiche e servizi debba avere l’edificio eleggibile a tale funzione: quello dello Studentato (altra necessità a San Marino) è un tema che, in parte, potrebbe essere collegato al Cohousing; ciò nella misura in cui lo studente, a quel punto, potrebbe avere una maggiore gamma di scelta: vivere secondo il modello dello Studentato o secondo quello del Cohousing intergenerazionale.
Matteo Ciacci sul Cohousing a San Marino (video pubblicato sul nostro canale YouTube)



Lascia un commento