Tra i temi trattati nella plenaria del convegno internazionale di Gerontologia e Geriatria dell’ASGG a San Marino abbiamo evidenziato tre concetti interessanti che hanno a che fare con la medicina ma anche con gli approcci sociali ad essa connessi. Del paradigma chiamato “Social Prescription” (prescrizioni sociali) ha parlato il Prof. Diego De Leo spiegando che si tratta di un approccio nato nel Regno Unito per dare una risposta ai bisogni relazionali delle persone, per contrastare la solitudine: un aspetto tutt’altro che secondario rispetto al trattamento medico in senso stretto. De Leo ricorda che la solitudine può influire in maniera importante nel rischio di demenza: in tal senso le prescrizioni sociali vanno viste come delle vere e proprie “ricette” che lo specialista considera funzionali per le interazioni sociali del paziente. Si tratta di una prescrizione non medica – ossia non medica in senso tradizionale – che si pone l’obiettivo di aumentare il contatto sociale e le interazioni: quella che De Leo delinea come “salute sociale”. Una prescrizione sociale può riguardare lezioni di canto, ballo, disegno o la partecipazione a un corso di lettura: il tutto si metterebbe in pratica con il coinvolgimento di associazioni preposte ad attività socio-culturali presenti sul territorio. Tra i Paesi all’avanguardia nelle “Social Prescription” al momento ci sono UK, USA, Australia, Canada e Cina. Del concetto di “Inflammaging” ha invece trattato il Prof. Claudio Franceschi spiegando cosa sia questa infiammazione cronica di basso grado fortemente connessa con il metabolismo continuo del nostro corpo e con le alterazioni cellulari. Il nostro corpo produce quello che in termini medici viene definito “Garbaging”: per tradurlo in termini molto chiari, è una sorta di spazzatura molecolare dovuta alla morte delle cellule o più banalmente all’attività intestinale. “Sono meccanismi universali ma i processi possono essere diversi per ciascuna persona”, spiega Franceschi evidenziando che, in giovane età, risulterebbe tendenzialmente più facile per il corpo tenere a bada il livello di queste sostanze potenzialmente infiammatorie, delle quali l’organismo tende a disfarsi. Naturalmente questo “Inflammaging” ha una natura eterogenea e dipende da vari fattori, non solo biologici ma anche socio-culturali ed economici, perché non è secondario lo stile di vita o il comportamento alimentare. Franceschi ricorda che la traiettoria di invecchiamento può delinearsi già nei primi mille giorni di vita: “è importante anche il periodo pre-natale e quindi è centrale il ruolo della madre”. In sostanza il cosiddetto “Inflammaging” c’è persino nei soggetti centenari ma queste persone hanno sviluppato degli adattamenti antinfiammatori che controbilanciano l’infiammazione cronica. Il Prof. Miguel Angel Acanfora delinea infine il concetto di “Gerontotecnologia” quale disciplina in grado di coniugare scienze dell’invecchiamento e avanzamenti tecnologici, come l’ormai nota intelligenza artificiale. Acanfora sottolinea comunque la necessità di puntare su un sistema che sappia integrare la ricerca biomedica, l’assistenza, la diagnosi, l’etica tenendo conto dei dati demografici. Le Nazioni Unite ci informano che nel 2021 c’erano 761 milioni di over 65; nel 2050 saranno 1,6 miliardi.


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